The crisis we are facing – declared the Minister of food, forest and agricultural policies Luca Zaia – clearly shows us that we must defend agriculture and its values not only the economic ones. The agriculture of our Country has solid bases, the national Atlas counts more than 4500 typical products, and on the work of our farmers, caretakers of the tradition and identity of our products, virtue of the made in Italy in the world."
It is the landscaped and environmental specificities of the single territories that give to the Italian products unique taste and qualities, characteristics that make them appreciated all over the world. Specificities that are those tourist attractions that all the World envies us and that make a trip in Italy more than just a historic one; it becomes a journey to the discovery of all the sublime foods and gastronomic traditions that this country can offer.
The wine&food tourism is one of the growing tourist sectors and agriculture has shown to be a valid tourist resource, able to valorise, protect and defend an area and its traditions.
The Istat data on last years’ travels and holidays show an increase of 10.4% of travels in Italy, a Country that can boast 177 products enrolled in the Registry of the protected designation of origin and the protected geographic Indications, 357 between wines Docg and Doc besides 120 wines TGI. This heritage is an extraordinary resource that can communicate the identity of our territories, in Italy and to the World.
The peninsula is a land rich of tourist routes tied to wine&food discoveries with 142 “roads of wines and tastes”, along which it is possible to taste the multiple flavours of the territory. The 18thousand farm holidays present in the Country are ideal places to relax and discover the taste of tradition, but there are also 60.770 mills, wine cellars, mountain barns and shacks open to the public were it is possible to taste and buy out agrifood products.
Presidente nazionale Terranostra
L'agriturismo si conferma anche quest'anno una delle mete preferite dagli italiani per trascorrere le vacanze in tutta tranquillità e a diretto contatto con la natura. Ad affollare le aziende durante le vacanze, sono molte comitive di giovani con età compresa tra i 18 e i 35 anni, coppie e stranieri (25%). Vacanze verdi magari più brevi ma sicuramente che permettono ai consumatori di regalarsi momenti di relax anche in cosiddetti periodi di "bassa stagione" grazie all'ampia varietà di patrimoni culturali, artistici, ambientali e all'enogastronomia, uno stile di vita, che nelle nostre aziende si declina come cibo italiano al 100% . Sono sempre piu' numerosi i turisti che associano alle vacanze l'acquisto di prodotti tipici del luogo di vacanza e le aziende agricole ed i mercati degli agricoltori sono un "punto vendita" privilegiato nel garantire la genuinità e l'originalità dell'offerta. Saranno 20.000 i punti vendita, di cui 5.000 agriturismi, nei quali a breve sarà possibile acquistare il prodotto agricolo "cento per cento italiano" senza trucchi, firmato dagli agricoltori che permetterà ai consumatori di avere sulle proprie tavole il vero made in Italy al giusto prezzo.
Presidente nazionale Turismo verde
L'agricoltura italiana ha grandi potenzialità e numeri ragguardevoli in una fase in cui il mercato globale va sempre più orientandosi verso la qualità garantita delle produzioni agricole e alimentari.
Sarebbe, tuttavia, riduttivo, nell'analisi delle prospettive di un nuovo sviluppo del settore, limitarsi alla platea dei consumatori di beni primari. Oggi vi è la possibilità, ed i numeri del nostro agriturismo lo testimoniano, di attrarre verso le imprese agricole una domanda crescente di beni anche immateriali che può essere inquadrata in un contesto di mercato turistico e non più solamente agricolo. Occorre, perciò, sostenere adeguatamente gli agricoltori intenzionati ad aprirsi a tale prospettiva insieme a quelli che da tempo hanno orientato la loro attività nel senso della multifunzionalità, utilizzando in modo intelligente le risorse per lo sviluppo rurale ed attivando al più presto disposizioni di legge da varare o già previste dalla normativa nazionale come quelle riguardanti la classificazione e la promozione dell'agriturismo italiano.
Presidente Movimento turismo del vino
Il Movimento turismo del vino (Mtv) è stato sicuramente pioniere nel promuovere un turismo diverso, legato al gusto e alle tipicità locali di cui l'Italia è ricca.
Sono passati diciassette anni da quando ha preso il via Cantine aperte, uno degli eventi di maggior successo nell'ambito del turismo enogastronomico, al quale, in questi anni, si sono ispirati moltissimi altri appuntamenti e che, oggi dimostra di avere un format ancora vincente perché in grado di far conoscere al meglio un territorio a partire dalle sue eccellenze.
Tuttavia, il successo consolidato di Cantine aperte è, per il Movimento, punto di partenza per ulteriori miglioramenti. Come la certificazione di qualità dell'accoglienza delle cantine socie che il Movimento turismo del vino ha avviato da quest'anno. Dall'inizio del 2009 sono state certificate oltre un centinaio di aziende i cui servizi di ospitalità sono garantiti ad alti livelli secondo il cosiddetto Decalogo dell'accoglienza. Entro la fine dell'anno tutte le oltre mille cantine socie Mtv dovranno ottenere il bollino dell'accoglienza coi fiocchi, sinonimo di un'ospitalità di prim'ordine.
Del resto, siamo convinti che un turista ben accolto, una volta tornato alla sua vita quotidiana, diventi automaticamente il miglior ambasciatore della qualità di un prodotto che ha avuto la possibilità di conoscere a pieno, direttamente nel territorio in cui esso nasce e senza ulteriori passaggi.
Per promuovere le molteplici tipicità, quindi, le "Strade dei vini" così come sono state pensate e strutturate sono sicuramente importanti ed utili, ma non bastano. Servono, piuttosto, la presa di coscienza da parte degli imprenditori del fatto che il patrimonio agricolo può costituire un'enorme ricchezza anche dal punto di vista turistico, la formazione di personale specializzato, in grado di promuovere al meglio tale ricchezza, rivolgendosi ad un pubblico sempre più attento e preparato. Insomma, serve la capacità di adeguarsi ad un mercato in continua evoluzione e sicuramente in grado di apprezzare la qualità sia del prodotto che del servizio.
Era arrivato il momento anche per il Movimento turismo del vino di operare una svolta in tal senso e così abbiamo avviato, con il processo di certificazione della qualità, un cambiamento epocale, prima che verso gli enoturisti verso i propri associati, che hanno comunque risposto con entusiasmo e impegno.
Direttore Didattico International Master in Tourism & Leisure – MIB School of Management
Lascio agli illustri colleghi i commenti dotti sul tema “agricoltura e turismo”, i trend, le analisi dei dati, le strategie e gli sviluppi futuri. Il mio contributo a questo dibattito vuole essere una semplice riflessione da cittadina, intesa come persona che vive in città, che osserva quanto accade all’interno della propria famiglia, intesa sia come segmento turistico che come modello sociale.
Uno degli eventi più sentiti dalla mia famiglia quest’anno è stato il viaggio studio di mia figlia ad una fattoria didattica (agriturismo organizzato ed attrezzato per svolgere attività didattiche in fattoria), inserito nel programma formativo della scuola elementare. Tutti i bambini sono rientrati entusiasti: hanno munto le mucche, rincorso le galline, fatto la ricotta con il latte di pecora, lavorato nell’orto e assaggiato il sapore dei vegetali appena colti. Hanno sentito l’odore della terra, la voce degli animali, hanno visto le mani degli agricoltori all’opera e le loro facce segnate dalle stagioni. Hanno inconsapevolmente confrontato la pacata saggezza dei contadini, tipica di chi vive con armonia e rispetto i ritmi della natura, con la frenesia dei loro genitori.
Nessuna metodologia didattica sarebbe stata più efficace di quest’esperienza diretta per trasmettere l’identità del nostro territorio. L’esperienza è conoscenza, è parte indelebile del patrimonio culturale di ognuno di noi. I bambini che hanno preso parte a questo viaggio studio saranno i migliori sostenitori e promotori delle nostre tipicità e tradizioni, dei prodotti della nostra terra, dei loro sapori.
Queste specificità sono un fondamentale motivo di attrazione per i flussi turistici da tutto il mondo. Sono sempre di più i turisti che si mettono in viaggio con le stesse motivazioni e aspettative di quei bambini: fare esperienze, conoscere ed esplorare un territorio ricco come quello italiano.
Dalla pagina “fattorie didattiche” del sito della Regione Veneto apprendo invece che, secondo alcune indagini, il 30% dei bambini italiani non ha mai visto una pecora dal vivo, per 2 bambini su 10 la vacca è soltanto un colorato disegno sulla carta della cioccolata, e l’80% dei bambini non ha mai visto un orto. Ognuno di noi può valorizzare l’immenso patrimonio culturale rappresentato dagli agriturismi e dai prodotti enogastronomici italiani, semplicemente educando i figli ad apprezzare un pomodoro appena colto.
Non è necessario andare lontano per questo. Lancio un’idea: quest’estate potremmo scegliere per le nostre vacanze in famiglia un agriturismo in Abruzzo. E’ una soluzione ottimale anche per chi non vuole rinunciare alla vacanza al mare. E’ un modo per affrontare la crisi nella crisi. E’ un sostegno concreto all’economia della regione. Semplice, come tutte le belle cose della vita.
P.S. Se digitiamo su google “agriturismo” escono 14.200.000 risultati. Se digitiamo “fattoria didattica” ne escono solo 208.000. Una notevole differenza.
Presidente Buonitalia Spa
L'agroalimentare è il settore economico più importante dei nostri territori proprio perché, da sempre, l'agricoltura italiana si fonda sul forte legame con la propria terra dando vita a produzioni di eccellente qualità, favorendo così il turismo enogastronomico. Come presidente di Buonitalia Spa ritengo quindi assolutamente vitale, nelle nostre attività, trasmettere al consumatore italiano e straniero l'importanza di questo legame, tanto da spingerlo a visitare i luoghi di produzione del cibo e del vino italiano che, grazie ai Consorzi di tutela, vengono prodotti con grande attenzione al rapporto tra territorio e ambiente, tutelandone pienamente la qualità e la sicurezza.
Giornalista ed esperto di enogastronomia ed economia agricola e membro della commissione enogastronomia del ministero del Turismo
Quelle 142 strade dei vini e dei sapori mi fanno un po' paura, perché significano 142 presidenti nel paese dei campanelli e dei presidenti. Scherzi a parte, io credo fortemente nell'identità che esprimono i singoli Comuni, a loro volta espressioni di una comunità.
Il turismo enogastronomico non è un'accezione vaga, ma si deve declinare in nomi di paesi precisi: Gaiole in Chianti, Vignale Monferrato, Cinto Euganeo, per fare alcuni esempi. Ed in ognuno di questi e altri paesi vi è la cifra del genio italiano, vi è la sua storia e la sua identità. Quello che stiamo vivendo io lo reputo un momento eccezionale perché gli investimenti dei giovani in agricoltura hanno portato il frutto di strutture ricettive, all'interno di cantine o di laboratori artigianali. Questi giovani sono diversi dai loro padri, chiedono apertura verso il mondo, vogliono dialogare, vogliono incontrare gente. Il turismo enogastronomico è una scintilla che vede l'incontro di tre passioni: quella dei giovani coltivatori, quella dei giovani consumatori, quella dei giovani che aprono ristoranti e wine bar nei paesi. Se andate sui Colli Euganei, nel Chianti o nel Monferrato, per dire tre luoghi dove sono stato di recente, vedete un movimento incredibile che ha solo bisogno d'essere fatto conoscere. Ma che sia presente alla istituzioni è già un buon passo perché sia valorizzato. In questa direzione va anche la Commissione per la valorizzazione del turismo enogastronomico presentata di recente a Roma.
Docente di economia e sviluppo rurale, consulente della Commissione europea per il turismo
Il turismo e la sua capacità di offrirsi come "mainstream" di nuove forme di competitività territoriale, persino di "inventare" i vantaggi competitivi della arretratezza, là dove il mantenimento di "memorie" e di siti ancora incontaminati e il passato ancora vivo in tutte le sue espressioni, può contribuire a sfatare il mito che la "competitività" sia legata alla innovazione tout court : la competitività è legata alla capacità di una impresa ( o di un prodotto o di un servizio, in una parola di un bene che abbia un valore tangibile o intangibile ) di soddisfare le esigenze esplicite o implicite del consumatore o del cliente.
Ma in questo senso, vale ancora la definizione che Schumpeter ha dato della figura dell'imprenditore, il quale è tale " se crea cose nuove o nuove combinazioni di cose vecchie", dando con questo spazio persino a quanto alcuni nuovi economisti affermano circa i vantaggi competitivi delle "tecnologie arretrate", allorquando in esse si riconoscono i tratti di un bene o di un gusto intimamente connessi alle emozioni, alle esperienze, alla memoria, quasi come le "petites madeleines" che hanno provocato la "Recherche " di Proust.
Questo modello di lettura della "innovazione" sta esercitando un potente motore rispetto a moltissimi attività economiche minori che rischiavano l'estinzione.
Questo vale soprattutto per le produzioni "agricole" di nicchia : soffocate dalla incapacità di competere sui mercati tradizionali, esse hanno trovato nel turismo e nella domanda di genuinità di luoghi e di prodotti un nuovo spazio su cui eccellere.
La catena del valore di molti prodotti agricoli, è spesso molto complicata,soprattutto in termini di filiere speculative.
Ma nel caso del turismo non è il prodotto che "va" verso i consumatori ( con tutte le intermediazioni che "schiacciano" il produttore iniziale con ferocissime strategie speculative ), ma sono i consumatori che "vanno" verso i luoghi di produzione, cercando nel prodotto tipico quel valore intangibile ( di emozioni, di ricordi, di piacere insolito ) che li predispongono a pagare un prezzo talvolta molto migliore di quello che il produttore (contadino) ottiene dall'intermediario al quale tradizionalmente lo conferisce.
Ricercatore su tematiche dell'Economia del turismo, Università Ca'Foscari Venezia
Che il nostro sia un paese in grado di vantare una cultura enogastronomica impermeata nella sua secolare storia, il ricordare che il nostro paese detenga primati nelle produzioni certificate, oltre che l'enumerare cifre e risultati da ogni punto di vista, rappresentano complessivamente un patrimonio oggettivo ed inconfutabile. Questo costituisce senza alcun dubbio una base imprescindibile su cui poter incardinare e costruire prodotti turistici, ma non è sufficiente a trarne uno scontato valore economico.
Come putroppo riscontrabile per molte risorse di rilevanza prettamente turistica, il rischio stesso dell'avere un tale patrimonio, è che questo non abbia incentivato nel tempo il tessuto economico a porsi quale soggetto attivo che comunica (efficacemente) il valore delle proprie risorse, attendendo invece passivamente il consumatore/turista, accontentandosi delle rendite di posizione, con il rischio di deteriorare nel tempo il valore percepito dello stesso patrimonio.
Non serve guardare agli altri paesi per riscontare il fatto si tenda a sottovalutare come il valore dei prodotti enogastronomici - e di conseguenza il fatto che questi rappresentino poi veri fattori d'attrattiva - non sia per il consumatore/turista influenzato solo dalle sue caratteristiche oggettive (o altresì da quei processi perfettamente conosciuti, e forse in qualche caso sopravvalutati, dai produttori), ma che sia invece costruito principalmente sulla percezione che il potenziale turista ha di queste caratteristiche.
Le quali si rifletteranno poi direttamente sul valore che questi assocerà al prezzo cui il prodotto verrà proposto. Appare dunque necessario in primo luogo continuare a comunicare questo patrimonio al consumatore/turista portando alla luce quei bisogni latenti che l'esperienza enogastronomica vissuta nel suo contesto naturale è in grado di soddisfare al meglio. L'apertura al pubblico degli operatori dell'agroalimentare dimostra una crescente consapevolezza, oltre che la voglia, di sfruttare queste occasioni. E' possibile enumerare sempre più esperienze positive in tal senso, ma sarà poi proprio nelle occasioni di fruizione nei luoghi di produzione in cui si apriranno le migliori occasioni per lavorare efficacemente sulla comunicazione del valore dei prodotti enogastronomici.
Ribaltando questo punto di vista - considerando dunque il comparto turistico - un'ulteriore alchimia è possibile ed auspicabile, attraverso la filiera corta, in cui il territorio si ponga quale prima e principale vetrine di quell'esportazione implicita rappresentata dal fenomeno turistico. L'intero comparto nelle sue diverse forme ristorative, e non singoli casi isolati nello spazio o nel tempo, può infatti ergersi quale soggetto che propone, sviluppa e continua a comunicare quei menù territoriali che alimentino il benessere dell'intero territorio.
Se si pensa al contesto globale odierno, in cui la quantità generale di sollecitazioni commerciali di ogni genere appare ormai fuori controllo, questo binomio di mutua soddisfazione tra territorio rurale e visitatore, soprattuttto nei contesti di fruizione diretta, appare la via su cui proseguire gli sforzi del comparto agroalimentare: soddisfare e mettersi al servizio del curioso visitatore facendola diventare un'esperienza educativa che lo renda nel tempo un fedele consumatore di enogastronomia di qualità.
-
4.03.10 RAI DUE
TG2
800 - 105166
Information on how to pay by instalments the Inps' tax demands.
Usefull information also for consumers.





Le aziende agrituristiche italiane rappresentano senz’ altro la punta avanzata della multifunzionalità e sono un nodo fortemente intersettoriale nei diversi territori del nostro paese, ponendosi come un punto di congiunzione tra le produzioni agricole, il consumatore, e le altre realtà turistiche e imprenditoriali della zona .
Agriturist ha recentemente chiesto al Governo, in particolare rivolgendosi al Presidente del Consiglio, al ministro Zaia,al ministro Prestigiacomo e all’allora sottosegretario Brambilla,una particolare attenzione alla salvaguardia dei contesti in cui operano le nostre aziende.
Il riferimento è al consumo di suolo agricolo, che nel nostro paese assume una dimensione oramai insostenibile, alla tutela del paesaggio, alla creazione di una sempre più stretta sinergia con il settore turistico tradizionale, per il quale le nostre aziende rappresentano, come ben evidenziato dal ministro,il serbatoio per lo sviluppo del turismo enogastronomico e naturalistico. Enogastronomia e paesaggio agrario sono, secondo un recente studio di Ambrosetti, i primi due attrattori turistici del nostro Paese. E gli agricoltori non possono non esserne i protagonisti.
Inoltre stiamo dedicando una particolare attenzione a tutte le realtà minori,a quel “ museo diffuso”che rende il nostro paese ineguagliabile.
Il tema è dunque quello delle risorse, della loro salvaguardia, della loro riscoperta e infine della loro valorizzazione:riteniamo che i nostri operatori, che a livello associativo cerchiamo di formare in questa direzione, saranno nel futuro le risorse umane che potranno valorizzare questo patrimonio:di questo si tratterà nel Forum annuale di Agriturist, che si svolgerà nel Parco delle Cinque Terre dal 30 novembre al 2 dicembre 2009.